
Nel 1897, il medico francese Baraduc asseriva di riuscire a fotografare le emozioni.
Così come sulla lastra fotografica la rabbia assomiglia a fuochi d’artificio e l’amore a una macchia sbiadita, le diverse emozioni della protagonista del romanzo lasciano impresse immagini molto diverse tra loro.
Tra citazioni filosofeggianti, proverbi orientali e invenzioni e scoperte scientifiche, si dipana lo “Zibaldone dei pensieri” della donna: il sogno di diventare una scrittrice famosa, il duro lavoro d’insegnante, un matrimonio, una figlia, un tradimento doloroso e la lotta per tenere unita la famiglia con “chewing gum, fil di ferro e spago”.
“Sembrava una felicità ” è un romanzo strano che attrae e respinge allo stesso tempo. È la storia di un’anima che a tratti sentiamo affine e a tratti lontana anni luce, ma è comunque una storia affascinante che parla, attraverso i numerosi stacchi tra i paragrafi e un pot porri di citazioni occulte, di un rapporto di coppia, delle sue difficoltà, delle aspirazioni della vita e delle varie forme di amore.
Il romanzo è lo stravagante ritratto di una donna che mi sento di consigliare a chi apprezza le letture non canoniche e le citazioni. Magari non sarà uno di quei romanzi che amerete alla follia ma vi lascerà comunque una strana e piacevole sensazione!
“Che non resti niente di te, né penna né piuma”.
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