Narrativa

🔖LONGBOURN HOUSE di Jo Baker

✒️“Il lavoro era solo uno strato di pelle che serviva a ricoprire la disperazione e a farci sopra la crosta.”

Quando ho iniziato a leggere questo romanzo non vedevo l’ora di tuffarmi nelle atmosfere di uno dei miei classici del cuore, ritrovando gli amati protagonisti di “Orgoglio e pregiudizio”.

E così è stato, anche se non del tutto.

La vera protagonista di questa storia è la servitù di Longbourn House, dimora storica di campagna della famiglia Bennet.

Il ritmo è scandito da una coralità sofferta, dalle sveglie all’alba e dal duro lavoro, in casa e nelle stalle, che fiacca corpo e mente.

I servitori potrebbero sembrare inizialmente fantasmi invisibili che vivono all’ombra di una storia più grande, ma così non è.

Cosa ne sarebbe infatti di un orologio senza meccanismo, di un fiore senza acqua o di un matrimonio senza sposo?

Sarah, James, i signori Hill e la piccola Polly sono il cuore pulsante della casa, non più ombre che vivono ai margini della luce ma donne e uomini che cercano di ritagliarsi, ognun* a suo modo, il proprio posto nel mondo.

E mentre i “grandi” si arrovellano nel combinare matrimoni vantaggiosi, cedendo a frivolezze, balli e pettegolezzi, ai piani bassi si combatte per grattare via il fango secco da un destino già scritto.

Ed ecco che l’amore sboccia, il passato ritorna inesorabile e tutti sembrano avere qualcosa da nascondere. Tutti.

Riuscirà l’amore a trionfare?

In definitiva? Ho trovato interessanti il POV e il poter spiare “dietro le quinte” del grande classico austeniano. Ho apprezzato meno i troppi dettagli, che a tratti apparivano fini a se stessi togliendo respiro alla vicenda principale.

Ultimo appunto: passi pure il tentativo di rendere “gradevole” Mr Collins ma, cara Jo Baker, non posso perdonarti il finale su Lizzie. Dissento assolutamente.

Lizzie non si tocca.