
🖋Terrificante è sempre stata l’amministrazione della giustizia e dovunque. Specialmente quando fedi, credenze, superstizione, ragioni di Stato o ragion di fazione la dominano o vi si insinuano.
Nel capitolo XXXI de I promessi sposi, Manzoni accenna al processo di stregoneria di una povera serva le cui carte e documenti giacciono dimenticate sulla scrivania della casa di campagna di Sciascia da ben due anni.
L’autore resta folgorato dalla coincidenza tanto da scrivere un resoconto ( che verrà pubblicato a puntate sul “Corriere”) in sole tre settimane.
Ma cosa colpì tanto Sciascia? E soprattutto chi era veramente Caterina Medici? Una strega sacrilega e detestabile o una povera serva infelice e sventurata?
Rimasta vedova giovanissima, Caterina si era ritrovata in balia di tanti (e meschini) padroni fino ad essere accusata di averne fatto ammalare uno, ahimè, potente.
Un innocente sortilegio d’amore si trasforma ben presto in atroci torture e in una terribile condanna a morte che trasforma la donna nell’emblema visibile di come operi il “buon Governo”.
La sua unica colpa, come gia’ accaduto alla Lupa di Verga, è quella di essere “calda per natura”, di provare paura e terrore, e di “perdersi” pur di ottenere il perdono di Dio e degli uomini.
Avrei tanto voluto che Sciascia, nella sua denuncia contro l’ingiustizia, l’intolleranza e il fanatismo, ci lasciasse un’analisi più approfondita di vittime e carnefici, e non soltanto l’esposizione della vicenda storica, quasi fine a se stessa.
Al di là della mia “sete di conoscenza” insoddisfatta, ciò che è chiaro e lampante è che politica e religione non si smentiscono mai: ancora una volta i tempi cambiano ma gli innocenti da bruciare al rogo restano.
Ed ecco il monito dell’autore: perseverare è diabolico.
❓️Avete letto “La strega e il capitano”? Amate la scrittura e l’ironia di Sciascia?

