
Una palude opprimente, il calore del Sud, un crimine misterioso e un segreto spettrale: Jean Webster, celebre autrice di “Papà Gambalunga”, va riscoperta anche così.
Pubblicato anonimo nel 1908, il romanzo si apre come una detective story ambientata nelle piantagioni della Virginia dell’Ovest, negli anni successivi alla Guerra Civile.
L’autrice gioca con le convenzioni del genere: c’è un nordista in trasferta, una comunità chiusa e diffidente, ex schiavi con credenze radicate e un’atmosfera ricca di non detti.
Non manca una sottile vena gotica, che gioca con le presenze spettrali, il fascino suggestivo di un villaggio di capanne abbandonate e le ombre morali di una società carica di sospetti.
Lo stile è ironico, tagliente e a tratti quasi teatrale.
L’espediente del giallo si svela presto un pretesto narrativo per esplorare tensioni razziali, sociali ed economiche.
Tra paludi, caverne, sospetti e improbabili spettri, Jean Webster ci ricorda che, a volte, i veri misteri non sono nei crimini ma nelle convenzioni sociali.
Adesso non vi resta che recuperare questo giallo dimenticato che parla di colpa, orgoglio e memoria.
❓️ Vi ho incuriosito? Amate scoprire le opere meno note degli autor* a voi cari ? Quanto conta per voi l’ambientazione di un romanzo?









